martedì 21 febbraio 2017

Da oggi in vigore il decreto sulla sicurezza urbana.

Rafforzamento dei poteri dei sindaci in materia di sicurezza urbana con estensione della possibilità di emanare ordinanze. Misure a carico di chi impedisce l’accesso a stazioni e aeroporti, ma anche musei e parchi archeologici. Daspo cittadino per bloccare l’attività di spaccio nei locali pubblici. È in vigore da oggi il decreto legge n. 14 del 20 febbraio dopo la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 42
Il pacchetto di misure 
Nel dettaglio, nei 18 articoli del decreto legge, trova posto un pacchetto di misure di tutela di luoghi particolari (stazioni, anche di autobus locali, porti, aeroporti, musei località archeologiche) nei confronti di chi intende impedirne l’accesso. Scatterà una tenaglia, i cui estremi sono individuati in una sanzione amministrativa da 100 a 300 euro e nell’allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto. Competente a infliggere i provvedimenti è il sindaco, mentre i proventi andranno a finanziare iniziative di miglioramento del decoro urbano.
Se le condotte però continuano e ne può derivare un pericolo per la sicurezza, allora a scendere in campo sarà il questore che disporrà il divieto di accesso per un periodo non superiore a 6 mesi (dovrà però individuare modalità compatibili con le esigenze di salute e lavoro della persona destinataria dell’atto). Il divieto però, quanto a durata, potrà essere esteso da un minimo di 6 mesi a un massimo di 2 anni quando chi nè è oggetto è già stato condannato in via definitiva o anche solo in appello per reati contro la persona o il patrimonio. Per questi ultimi reati poi, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata al divieto di frequentazione di determinati luoghi.
Una sorta di cintura di sicurezza che potrà riguardare anche bar, ristoranti birrerie, locali aperti al pubblico: rispetto a questi luoghi infatti può essere disposto dal questore un divieto di accesso che colpirà le persone condannate nel corso degli ultimi 3 anni per la vendita di sostanze stupefacenti per fatti commessi all’interno o nelle vicinanze di locali pubblici. La misura dovrà essere compresa tra 1 e 5 anni e comunque il questore potrà anche prevedere l’obbligo di presentarsi almeno 2 volte a settimana presso gli uffici di pubblica sicurezza oppure negli orari di apertura delle scuole. Per la violazione dei divieti è stabilita una sanzione pecuniaria da 10mila a 40mila euro. Foglio di via obbligatorio e avviso orale, misure di prevenzione previste dal Codice antimafia (estesa anche la possibilità di ricorso al braccialetto elettronico nel caso di sorveglianza speciale), potranno essere applicate anche a chi trasgredisce i divieti di frequentazione dei luoghi previsti dal decreto.
Per chi sporca immobili o mezzi di trasporto, la condanna per imbrattamento (articolo 639 del Codice penale) potrà portare con sè anche l’obbligo di ripristino e ripulitura oppure il vincolo a sostenerne le spese.

martedì 14 febbraio 2017

crisi dei Comuni del Sud

Il viaggio nei conti comunali che saltano è ricco di tappe, che sono però concentrate quasi tutte a Sud. Le eccezioni naturalmente non mancano, dalle città del Mezzogiorno con i conti in ordine a quelle del Centro-Nord con dei buchi contabili, come accaduto ad Alessandria finito gambe all'aria nel 2012 dopo una brutta storia che ha portato una condanna a tre anni all'ex sindaco e a due anni e mezzo all'allora ragioniere capo. Se dalle impressioni si passa ai numeri, però, diventa ancora più evidente il problema delle amministrazioni locali del Sud. 
Due cifre bastano a inquadrarlo. Oggi i Comuni italiani con un dissesto in corso sono 88, e 81 sono nelle regioni meridionali (gli altri sono tre enti del Lazio, due toscani e due piemontesi). L'ombrello del predissesto è aperto invece in 151 Comuni, e anche qui il Sud domina raccogliendo il 70% abbondante dei casi. Le Regioni, invece, non falliscono, ma basta guardare la cartina delle sanità interessate dai piani di rientro (tutto il Centro-Sud tranne la Basilicata, mentre al Nord è interessato il solo Piemonte) per avere un'idea generale. E per farsene una più specifica delle conseguenze pratiche è sufficiente scorrere i dati sui tempi di pagamento (riportati sul Quotidiano degli enti locali e della Pa del 7 febbraio): a liquidare le fatture alle aziende di farmaci l'Umbria impiega 43 giorni, mentre il Molise ce ne mette 606 e la Calabria, seconda nella classifica nazionale dei ritardi, 275. 

Problemi e cause 
Il problema, insomma, è strutturale, e altrettanto lo sono le sue cause. Nel caso dei Comuni, a schiacciare i bilanci è un circolo vizioso fra mancate riscossioni delle entrate e conseguente penuria di risorse per assicurare servizi adeguati ai cittadini, che a loro volta sono portati a mancare l'appuntamento con i pagamenti a favore di amministrazioni locali che giudicano assenti. 
La spirale affonda poi in economie territoriali in crisi, dove l'assenza di occasioni di lavoro ha gonfiato gli organici delle società partecipate; oppure ha creato le sacche di precariato da ricatto, come accaduto in Sicilia dove le migliaia di precari comunali e regionali animano ogni anno le manifestazioni davanti a Palazzo dei Normanni per chiedere alla finanziaria regionale la proroga dei contratti. Proroga che arriva puntuale, per tenere corta la corda fra chi ha bisogno di posti di lavoro e la politica che li concede a tempo.

lunedì 13 febbraio 2017

Un mese in più per decidere sulla rottamazione delle cartelle: scadenza al 31 marzo


I Comuni hanno tempo fino al 31 marzo 2017 per aderire alla definizione agevolata delle ingiunzioni fiscali, notificate dal 2000 al 2016. Lo prevede il Dl 8/2017, rubricato «Nuovi interventi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017», che riapre i termini – già scaduti il 1° febbraio scorso – per tutti i comuni italiani e non solo per quelli coinvolti dai recenti eventi sismici. 
Per i soli comuni terremotati del centro Italia, invece, l'articolo 11, comma 10 del Dl 8/2017 prevede lo spostamento in avanti per tutte le scadenze relative alla rottamazione delle cartelle emesse da Equitalia, relative a carichi affidati all'agente della riscossione dal 2000 al 2016. 
Si ricorda che il Dl 193/2016 ha introdotto la "rottamazione" delle cartelle di Equitalia, che la legge di conversione 225/2016 ha poi esteso alle ingiunzioni fiscali emesse da comuni e concessionari, ampliando così la platea degli atti "rottamabili". I Comuni non hanno però alcuna possibilità di intervento sulla "rottamazione", nel caso in cui la riscossione delle entrate locali viene svolta da Equitalia, in quanto sarà l'interessato a decidere se aderire e, in tal caso, avrà contatti diretti con Equitalia per l'attivazione della procedura. Se invece i Comuni non si avvalgono dell'agente nazionale della riscossione ma utilizzano l'ingiunzione fiscale, anche per il tramite di un concessionario esterno, in tal caso la "rottamazione" non è automatica ma opera solo se il Comune ha adottato l'apposita delibera di consiglio contenente la disciplina applicativa.
In ordine al termine per effettuare l'adempimento, il Dl 193/2016 imponeva ai comuni di approvare un'apposita delibera di consiglio entro il 1° febbraio 2017. In molti hanno però segnalato la ristrettezza dei tempi concessi e la necessità di prevedere una proroga per consentire una più ampia adesione ai comuni interessati. In tal senso sono stati anche proposti alcuni emendamenti in sede di conversione in legge del Dl 244/2016 ("milleproroghe"), attualmente in discussione al Senato. 
Ma il Dl 8/2017 ha anticipato i tempi introducendo un'apposita norma che modifica il Dl 193/2016 consentendo ai comuni di aderire alla definizione agevolata delle ingiunzioni fiscali «entro il termine fissato per la deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali per l'esercizio 2017», cioè entro il 31 marzo 2017. Non deve tra l'altro trarre in inganno la circostanza che la norma sia contenuta in un decreto-legge avente ad oggetto le popolazioni colpite dagli ultimi eventi sismici, in quanto l'articolo 11 comma 14 del Dl 8/2017 (che ha modificato l'articolo 6 ter del Dl 193/2016) ha una portata generale e non già limitata ai soli comuni terremotati. In tal senso depone il comma 10 dell'articolo 11 che differisce di un anno i termini e le scadenze previste per la rottamazione delle cartelle esattoriali, ma questa volta precisando che la proroga riguarda solo i soggetti residenti nei comuni terremotati. 
Conclusione alla quale è pervenuta anche l'Ifel (fondazione dell'Anci) con un comunicato del 10 febbraio scorso, nel quale si legge che, a seguito dell'emanazione del Dl 8/2017, il termine per l'adesione alla definizione agevolata delle ingiunzioni di pagamento risulta prorogato al 31 marzo 2017 per tutti gli enti locali. L'Ifel, peraltro, evidenzia che tale modifica concede più tempo – rispetto al termine originario ormai scaduto del 1° febbraio 2017 – per valutare l'eventuale equiparazione di trattamento tra le posizioni debitorie dei contribuenti oggetto di ingiunzioni e quelle oggetto di riscossione coattiva tramite ruolo, per le quali, secondo i criteri di cui all'articolo 6 del decreto 193/2016, la definizione agevolata opera obbligatoriamente.

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